30) Bergson. Passato e presente.
Dopo aver definito il presente non ci che , ma ci che si
fa, Bergson arriva a considerare il passato come non ci che ha
cessato di essere, ma  ci che ha cessato di essere utile.
Conclude il filosofo francese: Ogni percezione  gi memoria.
H. Bergson, Matire et mmoire. Essai sur la relation du corps 
l'esprit, Alcan, Paris, 1896; traduzione italiana Materia e
memoria. Saggio sulla relazione del corpo allo spirito, in H.
Bergson, Opere, 1889-1896, di F. Sossi, a cura di P. A. Rovatti,
A. Mondadori, Milano 1986, pagine 257-258 (vedi manuale pagine 396-
397).

 Ma in quale modo il passato, che per ipotesi ha cessato di
essere, potrebbe conservarsi da solo? Non si tratta forse di una
vera e propria contraddizione? - Rispondiamo dicendo che il vero
problema  precisamente quello di sapere se il passato ha cessato
d'esistere, o se invece ha semplicemente cessato di essere utile.
In modo arbitrario voi definite il presente ci che , mentre esso
 semplicemente ci che si f. L'  riguarda meno di ogni altra
cosa il momento presente, se con ci si intende il limite
indivisibile che separa il passato dal futuro. Quando pensiamo il
presente come ci che deve essere, esso non  ancora; e quando lo
pensiamo come esistente,  gi passato. Se invece pensate il
presente concreto e realmente vissuto dalla coscienza, si pu dire
che esso consiste, in gran parte, nell'immediato passato. Nella
frazione di secondo in cui dura la pi corta percezione possibile
di luce, hanno avuto luogo trilioni di vibrazioni la prima delle
quali  separata dall'ultima da un enorme intervallo. La vostra
percezione, per quanto istantanea, consiste dunque in
un'incalcolabile moltitudine di elementi ricordati e, a dire il
vero, ogni percezione  gi memoria. Noi non percepiamo,
praticamente, che il passato dal momento che il puro presente 
l'inafferrabile progresso del passato che fa presa sul futuro.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 788-789.
